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Kintsugi: le mie cicatrici sono d’oro

Mi sono imbattuta un giorno in questo articolo
Spiega l’arte del Kintsugi.
Si tratta di un’antica tecnica giapponese

“In Giappone, quando un oggetto in ceramica (di norma il vasellame) si rompe, lo si ripara con l’oro, poiché si è convinti che un “vaso rotto possa divenire ancora più bello di quanto già non lo fosse in origine”.”

Sono giorni che ripenso a questo articolo.
Io sono quella che se una cosa si rompe la butta via.
Non riparo le tazze sbeccate (anzi  se una si rompe butto pure tutte le altre che i servizi spaiati non mi piacciono)
Non rammendo calzini.
Le cose rotte io le butte.
Sono convinta che la crepa si veda sempre.
Che resti lì, visibile agli occhi.
Che puoi sentirla al tatto.
Sono così anche nei rapporti con le persone.
Non ho contatti con nessuno dei miei ex (non che ce ne siano tanti a dire il vero)
Non ho più il loro numero sul cellulare (anche se di qualcuno ricordo ancora il numero di casa)
Non sono miei amici su facebook.
“Restiamo almeno amici” è una crepa profonda.
Una ferita sul cuore.
Di un chissà come sarebbe stato se.
Io non voglio sapere niente di loro (e credo che anche loro non vogliano sapere niente di me)

Eppure questo articolo mi lascia pensare.
Mi lascia pensare che dovremmo imparare ad onorare un giorno triste.
Non dovremmo mai nascondere le lacrime che forse abbiamo un’anima bella mentre piangiamo.
Forse dovremmo essere orgogliosi delle nostre ferite.
Dovremmo ostentarle e non nasconderle.
Forse ci dovremmo vergognare meno di essere imperfetti.
Dovremmo accettare di dire “Io sono perfetta così, con tutti i miei difetti”
La cicatrice che sul mento mi ricorda di quando a 6 anni volevo farmi la barba come mio madre.
Si vede ancora.
In controluce, ma c’è.
Le rughette che ho all’attaccatura delle sopracciglia mi raccontano delle giornate al mare e del mio viziaccio di stringere sempre gli occhi al sole

rughette

La cicatrice del cesareo è il sorriso.
Quello che sempre e nonostante tutto mi regalano Giada e Greta.

Le mie cicatrici.
Le mie rughe.
Sono solo le mie.
Raccontano a chi la sa guardare tutta la mia vita.

magnani-rughe

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